I percorsi qui proposti adottano lo sguardo della metafora; rinunciano all’oggettivo e scontornano antichi immaginari.
Catturano indizi e aure di luoghi densi e gloriosi.
Incontrano contaminate stratificazioni, indistinte apparizioni, flussi di emaciate forme del presente.
Approdano a opalescenti icone e rinunciano ad ogni traboccante densità.
Ho nostalgia per le teche dei Musei dove questo ritaglio di Mediterraneo racconta, con anfore, forcine e dolci panneggi, squarci di un tempo in cui ogni gesto evoca mitologie, eroi e rituali di smarrite grammatiche.
Le azioni sono lente e fulminee, consegnate in gesti potenti, pervase di sacro e di natura.
Il nostro presente ha smarrito l’antica familiarità con bellezza e sacralità; queste tracce visive come ritornello per brezze d’Infinito.